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Riccardo Chiaberge

CONTRAPPUNTO di Riccardo Chiaberge

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maggio 2010

29 maggio 2010 - 19:06

In bici a Pompei, agli Uffizi coi roller

Dalle bighe alle bike. Sui lastricati di Pompei, dove duemila anni fa scarrozzavano i cocchi dei patrizi, adesso pedalano i turisti. È l'ultima pensata del commissario straordinario Marcello Fiori, già braccio destro di Bertolaso alla Protezione Civile, che supplisce alla secolare pigrizia del Vesuvio con una pioggia incandescente di iniziative. E con marinettiane colate di cemento che fanno inorridire i talebani della conservazione. La prima ciclabile, di circa 5 km è stata inaugurata ieri e va da Piazza Anfiteatro a Villa dei Misteri, lungo le mura perimetrali della città romana. Si potrà andare in bici a visitare le nuove Domus e i cantieri aperti, tra cui quello della Casa dei Casti Amanti e il Teatro Grande invaso da bob kart, ruspe e cavi, in vista del concerto di Muti del 10 giugno. Il noleggio della bicicletta, completa di casco, è incluso nel biglietto. Se preferite potete portarvi la vostra, tanto Pompei è diventata friendly, un angolo di Svizzera nel cuore di Gomorra: non c'è neppure bisogno di mettere il lucchetto. Nel corso della visita è possibile degustare vini tipici dell'area vesuviana, ma prima di rimontare in sella sarà bene sottoporsi all'alcol test. Tra le altre novità allo studio, spade di plastica in regalo ai bambini per giocare ai gladiatori nell'anfiteatro. Rigorosamente riservata ai maggiorenni, invece, la casa del Menandro, dotata di terme private, saune e vasche jacuzzi, con massaggiatrici brasiliane in tunica (ma anche solo perizoma e mamillare dietro pagamento di una modica tassa di soggiorno). Scavi-pompei_1
L'esempio dell'intraprendente commissario non poteva rimanere isolato. Se a Pompei si va in bici, a Roma i Fori saranno presto aperti alle moto: testimonial d'eccezione, l'attore e regista Christian De Sica con Belen sul sellino posteriore. In omaggio ai visitatori elmo dorato e corazza con airbag indossabile. La Valle dei Templi di Agrigento diventerà il paradiso dei free climber, con sentieri attrezzati su sproni rocciosi e colonne doriche. E il corridoio vasariano degli Uffizi ospiterà gare di rollerblade tra gli allievi delle medie inferiori. La prima in settembre, auspice il ministro Gelmini che spiega: «La scuola deve ricominciare a correre. Bisogna stimolare nei giovani un approccio più sportivo alla storia dell'arte». Addio musei polverosi, atri muscosi e fori cadenti. Volete reggere la sfida della modernità? Pedalate, gente, pedalate.

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22 maggio 2010 - 19:24

Compagno Tolkien. E Prodo riconquistò la Terra di mezzo.

La riscossa della sinistra parte da Modena, cuore dell’Emilia rossa, che ha chiamato ieri a consulto alcuni tra i massimi esperti mondiali. Di finanza? Di pensioni? Di riforme istituzionali? Nossignori, di J.R.R.Tolkien. Proprio lui, l’autore del Signore degli anelli, idolo giovanile di Gianni Alemanno: nuovi studi, annuncia su Repubblica Loredana Lipperini, lo strappano alle grinfie di ex-fascisti e reazionari e lo restituiscono alla cultura democratica. Altro che favola nostalgica: gli Hobbit sono iscritti all’Arci e fanno la spesa alla Coop. La sinistra avrà pure perso il Piemonte e il Lazio, ma si riprende trionfalmente la Terra di Mezzo. Uno dei più accreditati studiosi tolkieniani avanza addirittura l’ipotesi che nella celebre trilogia il maestro del fantasy abbia voluto adombrare le travagliate vicende dell’Ulivo e del Pd. Pare che il titolo originario fosse Il Signore degli asinelli, dal nome della torre di Bologna, città natale del protagonista Frodo (ma si legge Prodo). Frodo

Ecco in sintesi la trama. Il giovane Prodo, convinto dallo stregone Scandalf del pool di Milano, parte alla volta del regno delle tenebre per distruggere l’Anello del Potere: un micidiale decoder che permette di controllare tutte le tv del pianeta, escogitato da Silvio Sauron, sovrano della Terra di Arcor. Sauron vive in una fortezza circondato da nobili fanciulle, tra cui l’affascinante principessa Carfadriel, che possiede lo Specchio Magico delle pari opportunità. Dopo aver varcato con successo l’Euroburrone, Prodo giunge ai piedi di Monte Fatorio, ma l’infido Clemente Vermilinguo lo tradisce consegnandolo agli orchi azzurri. Disperata mediazione di re Francesco Theodem, che tratta invano con la tribù dei Raminghi guidati dal subdolo Pier Fredegario. Le forze del male sembrano sul punto di prevalere, ma dopo un’epica battaglia coi Cavalieri Verdi del potente Bossildur, Prodo riesce a gettare il decoder nel cratere di Monte Fatorio, e la pace televisiva discende sulla Terra di mezzo. La versione cinematografica del Signore degli Asinelli, girata da Ermanno Olmi tra Sasso Marconi e il Salaria Village, è già stata bocciata dal ministro Bondi: «Una pellicola faziosa, che fomenta l’odio». Consensi invece dalla fondazione di Gianfranco Fini, ribattezzata Farefantasy, che promette: «Rifaremo i campi Hobbit. Ma saranno bipartisan».

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16 maggio 2010 - 17:28

Facciamo pagare i Louvre bond a Sarkozy

PartenoneQuanto valgono i marmi del Partenone? Quanti fantastiliardi di
sterline dovrebbe sborsare il governo britannico per tenerseli al
British e chiudere un contenzioso che dura da due secoli? Che razza di
domande sono, risponderebbe un greco: vi sembra il momento di
scherzare? Ma la provocazione lanciata, sul Figaro, dal critico d'arte
francese Adrien Goetz, rischia di essere presa sul serio da qualcuno.
Il povero Papandreou non sa più cosa inventarsi per rimediare agli
imbrogli del suo predecessore, e gli inglesi sono talmente pragmatici
che hanno affiancato al Premier un Seconder, chissà che
uno dei due non ci faccia un pensierino. Con tutti i loro debiti,
ricorda Goetz, i governanti di Atene non hanno badato a spese per il
nuovo museo dell'Acropoli inaugurato l'anno scorso, nel quale i fregi
e le sculture asportate da Lord Elgin sono state rimpiazzate da
calchi. Se ora Cameron e Clegg facessero un generoso bonifico ad Atene
per il possesso degli originali, darebbero un bello schiaffo a quei
rompiscatole che ne reclamano la restituzione. «Une idée atroce»,
un'idea atroce, la definisce per primo il critico francese. Niente più
che una boutade, taglia corto l'archeologo Salvatore
Settis ai microfoni di Radio 24. Forse Goetz pensava di vendicare il
connazionale Fauvel, viceconsole ad Atene ai tempi di Elgin, che fu
arrestato dai turchi per le sue fregole collezionistiche. Ma la
genialata può diventare un boomerang per il governo francese: dopo le
metope del Partenone, quegli ingordi di ateniesi vorranno farsi pagare
la Nike o la Venere di Milo che stanno al Louvre.

E pure noi italiani, a pensarci bene, qualcosina potremmo pretendere. Dopo Waterloo il
bottino di Napoleone mica ce l’hanno restituito tutto. Le Nozze
di Cana
di Paolo Veronese, per esempio, sono ancora a Parigi, e
all’isola di San Giorgio ci dobbiamo accontentare di un facsimile. E
vogliamo parlare della statua romana del dio Tevere? Va bene che
allora apparteneva al Vaticano, ma quelli hanno già l’8 per mille.
Insomma, se la crisi avanza, invece di mettere le mani in tasca agli
italiani, mettiamole in saccoccia a Sarkozy, che avendo sposato Carlà
è nostro parente d’acquisto. Facciamogli pagare i «Louvre bond», i "Napoleon bond".
Attenzione: bond ha la b minuscola, e non finisce per i.

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8 maggio 2010 - 19:24

Un mezzanino a Soap Country

Tv, cattiva maestra, inveiva Karl Popper, che peraltro non la guardava mai: potere pervasivo e maligno, che corrompe le coscienze e alleva criminali. Ma Popper, diciamolo, era un vecchio trombone, all’Università del pensiero liberale lo metterebbero tutt’al più a spolverare la cattedra di Putin. E comunque i dati gli danno torto: in molti paesi, la televisione esercita un influsso benefico. Cambia i comportamenti della gente, ma in meglio. Insomma, è una buona maestra. In Brasile o in India, per esempio, le tanto denigrate soap operas hanno fatto da levatrici alla liberazione femminile. Un’economista della Bocconi, Eliana La Ferrara, sostiene che dove arrivano le telenovelas di Rede Globo crollano gli indici di natalità: le donne imitano le eroine della tivù e smettono di farsi maltrattare dai mariti.
Noi, che rispetto al Brasile siamo avanti di parecchie Leghe, la nostra Rede Globo l’abbiamo mandata al governo, e le soap operas le viviamo nel quotidiano. Siamo una soap country, dove la fiction non ha niente da insegnare alla realtà. Ma le teste pensanti della Rai ci provano ugualmente, e hanno messo in cantiere alcuni serial di alto valore etico, già approvati dal ministro Bondi. Eccoli.Un-posto-al-sole-78844
Agrodolce e Gabbana: due famosi stilisti (interpretati da Ficarra e Picone) alle prese con le angherie del fisco italiano. In una delle puntate più avvincenti, la coppia fugge tra gli agrumeti, in mutande griffate, con una pattuglia di fiamme gialle alle calcagna.
Neighbours (vicini di casa): due miti coniugi brianzoli, esasperati dal fracasso dei confinanti stranieri, perdono la trebisonda. E i giudici politicizzati li perseguitano.
Abdullah e i suoi fratelli, liberamente ispirato al film di Visconti: immigrato islamico vorrebbe costruire una moschea a Milano, ma dopo l’incontro con Magdi Allam si converte, diventa ostetrico alla Mangiagalli in quota Cielle e combatte la piaga della pillola abortiva.
Un mezzanino al sole: ragioniere ligure riceve in dono da uno sconosciuto un appartamento con vista sul Colosseo. Solo dopo qualche centinaio di puntate scoprirà che l’anonimo benefattore è un potente prelato. Così il ragioniere, che si era allontanato dalla Chiesa per le molestie subite da chierichetto, ritrova la fede. Dio esiste, e firma assegni circolari!
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