24 ottobre 2009 - 20:06
La grande invasione dei fattoidi
Di una persona simpaticamente matta diciamo che è un mattoide. Ma un artistoide è un artista mancato, un asteroide o planetoide un corpo celeste troppo piccolo per ambire al rango di pianeta, e l’androide la brutta copia di un essere umano. Il suffisso -oide, insomma, può assumere di volta in volta una coloritura negativa o positiva. A quale categoria appartiene un «fattoide»? Ce lo spiega il quasi centenario Gillo Dorfles in un aureo libriccino del 1997 ora opportunamente rispolverato da Castelvecchi con una nuova introduzione (Fatti e fattoidi. Gli pseudoeventi nell’arte e nella società). Dicesi fattoide un fatto «incompleto o deviato», una notizia travisata, camuffata, «gonfiata»: quella che volgarmente si chiama «bufala» o «patacca». Il fenomeno è vecchio quanto il mondo, ma le tecnologie della comunicazione digitale lo rendono ipertrofico e invasivo, condannandoci a una sorta di «similvita». Fattoidi non sono soltanto i videogame, gli effetti speciali di Star Wars o i presunti scoop sui fidanzamenti di Clooney, ma anche certi exploit degli artisti contemporanei: sterpi o fascine – ironizza Dorfles – restano tali anche se li si spaccia per opere d’arte e i collezionisti se li contendono a colpi di fantastilioni.
Nell’era dei reality è sempre più arduo distinguere il vero dal falso, le notizie importanti da quelle marginali o strumentali. Ogni giorno è una grandinata di papelli, di calzini, di video e di dossier. Basta la battuta rubata a un uomo politico per imbastire un titolo a nove colonne, e ci sono giornali (anzi, giornaloidi) che sparano in prima pagina rivelazioni del tipo: «La cugina di Pinco Pallo (nome di un personaggio pubblico sgradito al proprietario della testata) dieci anni fa è passata col rosso», relegando nel taglio basso o nelle pagine interne le stragi della camorra o il terremoto in Indonesia. Questo andazzo vi deprime? Non ascoltate i catastrofisti che vedono solo fango e barbarie nel nostro futuro. «L’adulterazione e la contraffazione non hanno vinto totalmente. L’essere umano contiene ancora in sé una riserva di purezza e di invincibile forza singola». Parola di Gillo, ragazzo asburgico che ha conosciuto Saba e Svevo e che dalla Trieste di Francesco Giuseppe è approdato in perfetta forma all’impero di YouTube. Non datevi per vinti, ci esorta con quel suo garbo mitteleuropeo: l’essenziale è «accrescere e utilizzare al meglio» l’autonomia di giudizio individuale. E che i giornalisti non diventino a loro volta dei giornalistoidi, come qualche politicoide vorrebbe.
[COPYRIGHT]© RIPRODUZIONE RISERVATA
