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La grande invasione dei fattoidi

Di una persona simpaticamente matta diciamo che è un mattoide. Ma un artistoide è un artista mancato, un asteroide o planetoide un corpo celeste troppo piccolo per ambire al rango di pianeta, e l’androide la brutta copia di un essere umano. Il suffisso -oide, insomma, può assumere di volta in volta una coloritura negativa o positiva. A quale categoria appartiene un «fattoide»? Ce lo spiega il quasi centenario Gillo Dorfles in un aureo libriccino del 1997 ora opportunamente rispolverato da Castelvecchi con una nuova introduzione (Fatti e fattoidi. Gli pseudoeventi nell’arte e nella società). Dicesi fattoide un fatto «incompleto o deviato», una notizia travisata, camuffata, «gonfiata»: quella che volgarmente si chiama «bufala» o «patacca». Il fenomeno è vecchio quanto il mondo, ma le tecnologie della comunicazione digitale lo rendono ipertrofico e invasivo, condannandoci a una sorta di «similvita». Fattoidi non sono soltanto i videogame, gli effetti speciali di Star Wars o i presunti scoop sui fidanzamenti di Clooney, ma anche certi exploit degli artisti contemporanei: sterpi o fascine – ironizza Dorfles – restano tali anche se li si spaccia per opere d’arte e i collezionisti se li contendono a colpi di fantastilioni.

Dorfles

Nell’era dei reality è sempre più arduo distinguere il vero dal falso, le notizie importanti da quelle marginali o strumentali. Ogni giorno è una grandinata di papelli, di calzini, di video e di dossier. Basta la battuta rubata a un uomo politico per imbastire un titolo a nove colonne, e ci sono giornali (anzi, giornaloidi) che sparano in prima pagina rivelazioni del tipo: «La cugina di Pinco Pallo (nome di un personaggio pubblico sgradito al proprietario della testata) dieci anni fa è passata col rosso», relegando nel taglio basso o nelle pagine interne le stragi della camorra o il terremoto in Indonesia. Questo andazzo vi deprime? Non ascoltate i catastrofisti che vedono solo fango e barbarie nel nostro futuro. «L’adulterazione e la contraffazione non hanno vinto totalmente. L’essere umano contiene ancora in sé una riserva di purezza e di invincibile forza singola». Parola di Gillo, ragazzo asburgico che ha conosciuto Saba e Svevo e che dalla Trieste di Francesco Giuseppe è approdato in perfetta forma all’impero di YouTube. Non datevi per vinti, ci esorta con quel suo garbo mitteleuropeo: l’essenziale è «accrescere e utilizzare al meglio» l’autonomia di giudizio individuale. E che i giornalisti non diventino a loro volta dei giornalistoidi, come qualche politicoide vorrebbe.
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  • Luca B. Fornaroli |

    A Milano si usava un tempo anche il termine “scemoide” per indicare qualcuno che, essendo intelligente, non poteva essere qualificato come scemo definitivo, ma che, in virtù di taluni suoi comportamenti, era in aria di diventarlo. Non di rado mi ci riconosco. Lo trovo un modo formidabile di esprimere le sfumature, l'”intorno” dei concetti.

  • ugo varnai |

    Caro Fulcanelli, la tattica della frasetta allusiva rappresenta solo un frammento del brutto clima di questa stagione. In mancanza di meglio, si accontenti, se crede, del mio non sibillino responso.
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    Succede che un tribunale assolva un pubblico ufficiale, un alto funzionario preposto alla sicurezza dello Stato, perché è stato opposto il vincolo del segreto di Stato come esimente di gravissimi e inauditi reati. Come certi agenti chimici, anche quelli segreti rivelano le loro proprietà solo quando sono associati ad altri. Come in ogni dittatura che si rispetti più forte ancora di qualsiasi lodo (non parliamo del diritto!) c’è dunque la ragion di Stato, antica quanto il terrorismo. Come ovvio contraltare, se sei un bischero qualsiasi e scrivi una candida letterina su un blog curato da un giornalista, firmandola con il solo nome o uno pseudonimo, il minimo che può capitarti è di essere tacciato letteralmente come un maleducato e, a mezzo perifrasi, come un vile. L’ultimo caso di cui ho letto, riguarda un tale su un blog non lontano da questo. Non sono rari i giornalisti (e, per altro verso, i lettori) che non vogliono capire cos’è il web in generale e un blog in particolare, dove si inoltrano opinioni senza l’obbligo di presentarsi con la carta d’identità in mano e che se molte volte è ridotto a schifezza, è sempre meglio del letamaio mediatico che ci ammorba quotidianamente.
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    Al giornalista è riconosciuto un ruolo regolamentato da un codice deontologico e da un contratto (scaduto ma vigente), quindi una remunerazione e una tutela giuridica, dei privilegi professionali di categoria, un copyright su quello che scrive, ecc.. Se cura una rubrica per il pubblico dei lettori, ha totale facoltà di decidere, in piena autonomia, se e cosa pubblicare. Se ritiene di essere stato ingiuriato o diffamato via internet può, senza troppa fatica e nei modi di legge, risalire, tramite IP, al mittente e perseguirlo. Insomma, il giornalista ha la prima e l’ultima parola, nonché l’autorevolezza in forza della professione e del prestigio che si è guadagnato. Se sei un editorialista famoso, cioè se non lecchi semplicemente il bastone, puoi scrivere quasi quello che vuoi, di modo che è dimostrata la tua indipendenza di giudizio e l’autorità del giornale, procuri consenso, lettori e introito pubblicitario e ingeneri l’impressione della libertà di stampa. Insomma, la posizione del giornalista non è quella dell’insano e compiaciuto intellettualoide che s’illude di tagliare la strada che va dalla cattiva coscienza alla rassegnazione.
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    Caro Fulcanelli, ho cronometrato: per “scoprire” che ugo varnai era il nom de plume di Meneghello traduttore, non può aver sprecato più di 5 o 6 secondi. Ho digitato su Google anche il nome Fulcanelli: l’avevo già sentito ma nei giorni di diluvio il ricordo è sfumato nei contorni. In pochi secondi è uscito chiaro come il sole che si tratta di un legittimo pseudonimo, di un suo diritto all’anonimato. Comunque bravo.
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    il sempre gentile curatore di questo blog è in possesso del mio nome, cognome e indirizzo. Perciò,
    caro Fulcanelli, se lo desidera, nulla osta per uno scambio con i suoi dati.

  • Fulcanelli |

    Complimenti egregio Direttore,
    oltre all’articolo ho molto apprezzato il titolo, particolarmente “buzzatiano”.
    La si legge (e si medita) sempre con piacere.
    Una domanda: Ugo Varnai non era lo pseudonimo di Gigi Meneghello quando pubblicava per le Edizioni di Comunità?

  • paco |

    Caro Varnai, lo sa che esistono i blog? Le consiglio vivamente, invece che fare il verso come un pappagallo ad ogni sacrosanto articolo di Chiaberge, ad aprire un forum tutto suo.
    La sua sistematicita’ e’ ossessiva e palesemente insana, e conferma la mia tesi sugli intellettualoidi: scrivere commenti ad articoli di altri non significa essere uomini di cultura, o giornalisti.
    La favella non le fa difetto: apra il suo blog, cosi’ potra’ tranquillamente dare libero sfogo ai suoi fumosi panegirici, e pascere ancor meglio l’illusione di essere un intellettuale.

  • maurizio medaglia |

    Gent. le Direttore,
    Le reinoltro la mia sul blog, ahimé, non riuscendo a postarla sul Suo sito… .
    Saluti
    Maurizio Medaglia
    —– Original Message —–
    From: MGM SNC
    To: riccardo@riccardochiaberge.it
    Sent: Wednesday, October 28, 2009 2:26 PM
    Subject: Fw: Maurizio Medaglia pro Riccardo Chiaberge
    Gent.le Riccardo, Stimato Direttore,
    evito il Suo blog così come evito tutti i blog perchè il blog mi blocca… . Preferisco l’ e-mail ( la ”mele”, come le chiamava l’ amico Veronelli insistendo sulla corretta pronuncia delle cose ), illudendomi o sperando che sia ancora una epistola.
    Questa è per comunicarLe il positivo stupore di trovare condensata sulla prima del Domenicale del 25 us. lo ‘spirito del tempo’ che da tempo, ormai, coltivandomi a distanza da un’ industria culturale ridotta/si ad intrattenimento, vado compendiando in inedite epitomi ( talmente inedite che, ahimé, mi espongono all’ altrui…plagio ! ).
    L’ invasione dei fattoidi : ma caro Lei, la gran parte dei giornalisti è ormai sedotta ed indotta, in buona o mala fede, a sfornare quotidianamente la ”non-notizia notiziabile”; quella che, neologisticamente, non trovando niente di meglio da fare che chiudere delle parole in una valigia come per prepararsi ad un esodo, ormai da anni mi rappresento nei termini di una vera e propria… ” ipnotizziazione ” ! Ipnotizia : arma impropria e non convenzionale di distrazione-ipnosi di massa… . Multa debetur reverentia per il Prof. Gillo Dorfle(r)s : le risparmio però i motivi che indussero un mio caro amico accademico a ribattezzarmi nei termini di… debello gillico. Il ‘giornalistoide’ insieme all’ ‘intellettualoide’, li accomuna la malafede intellettuale, è parte di un’ industria che ben lungi dal deindustrializzarsi s’ è industriata a ridurre la ” distrazione” cara al Leopardi in ”distruzione”
    dell’ ‘attenzione’ e della ‘chiarezza’ ( Ahnung e Aufklarung hegeliani ), rendendo il ‘tempo libero’ una prigione in cui ‘in-trattenere’l’ uomo che pretende di vivere più a lungo ma che si annoia nei week end ( affamando la gran parte dei suoi simili che… vorrebbero imitarlo ); mai e poi il Pascal avverso al ”divertimento” avrebbe potuto immaginare la deriva che ha condotto il sano divertissement culturale
    all’ attuale enterteinment zombificatorio ed incapace
    di ‘ripensamento’, di Aufhebung ; senza chiarezza e attenzione ed aldifuori del metodo scientifico, risulta arduo trasformare/si ripensando ( l’ unica “creatività” che ci è concessa in una realtà dove niente si crea, niente si distrugge e tutto si trasforma… ).
    La Londra dei cloni in carriera : capita e non solo a Londra quando non si distingue più il ‘ripensamento’ tra(n)sformatore dai vari gradi del… trasformismo ( dalla citazione passiva non dichiarata e spacciata disonestamente per ”criptocitazione”, allo scimmiottamento plagiarista dell’ emulazione fallimentare, trash ); capita quando la ”qualità” autentica, trasformatrice, viene confusa con il clone; quando ogni ‘mappa’ viene ridotta in una indigesta, confusa e confusionaria…’pappa’; quando il ‘morto vivente’ sedentarizzatosi ( dalla ‘rivoluzione agricola’ a quelle epifenomeniche degli ultimi due secoli… ) tenta di avere la meglio sulla vitalità del nomade… . Prevarrà l’ Homo deluvi testis, sapiente ma non al punto da salvarsi da una Natura che nella sua presunzione antropocentrica si ostina a credere di dover salvare, o l’ Homontico pantagnostico e ripensatore che, da Uomo ontico controintuitivamente eco-cosciente
    dell’ Essere oltre che auto-cosciente di essere, liberatosi dal ego-nichilismo delle religioni e delle gnosi mono(a)teiste dell’ Io divinizzato e del Dio evemerizzato, asseconderà la propria natura di specie ubiquitaria e ‘generalista’ ? ( l’ architech Norman Foster che da archistar viene trasformato dall’ Ente spaziale Europeo in progettista di ‘architetture stellari’, magari epigone della visionarietà dei Buckminster Fuller ma comunque volte a… progettare il futuro dell’ Antropocene, ci fa ben sperare con un “Piano casa per la Luna”; Domenicale N.294, p.50 ).
    Le demo-dinastie , invece, che il sottoscritto con un altro neologistico mot-valise descrive da tempo nei termini
    di… demoligocrazie ( regimi oligarchici pseudo-democratici che hanno ridotto la democrazia, demolendola, ad una tragica mascherata, ad un abile alibi, per affermare ed estendere la propria ‘ego-tirannide’ dis-economica e dis-ecologica sull’ intero pianeta ), sono quelle suffragate per delega dalle ”folle immobili” ed immobilizzate dai shumpeteriani ‘bisogni indotti’, che non sono più nemmeno bisogni ( bisognoidi ? ), ed ipnotiziate dalle ‘non notizie notiziabili’ dei ‘giornalistoidi’ che si occupano più di cloni che di ripensatori, più di ‘scimmiottatori’ che di ontiche ‘scimmie ripensatrici’… . Rispetto a questa ”folla” che alcuni vorrebbero ridotta ad una animalità sociale da insetti, ad una società di asociali,
    l’ Uomo gregario che (si) ripensa onticamente è un “dissociale” : uno che prende le distanze da una Doxa ridotta ad opinionismo e da un’ Episteme che, ritenendosi neutrale, si lascia strumentalizzare dall’ ego demoligarchico.
    Gent.le Riccardo, caro Direttore, grazie per l’ attenzione e
    Sole e salute a Lei
    maurizio ( medaglia ) oiziruam
    PS. L’ amico e Suo collaboratore Davide Paolini, che conosce almeno in parte il mio pensiero sull’ Homo edens, non epigono di quello di un Emilio Villa o di altri, da tempo mi pare abbia sposato la causa del… “nuovamente antico”, del ‘ripensamento’ ( qualcosa di ben più radicale del celebre… “anticamente moderno” ).
    Per quanto attiene all’ “ontoestetica” della “Fidanzata automatica” di Maurizio Ferraris, invece, il fatto che essa sia assai meno evoluta di quella inedita di chi Le scrive, è forse riconducibile al fatto che non la esposi completamente ad un celebre pittore amico del Prof. ( uno dei migliori nelle Ns. accademie ! ) e mio conoscente… .
    Tre anni fa – a proposito di “giornalistoidi” – scrissi una mail ad Aldo Cazzullo ( che per ”fortuna” non è un Suo collabaratore e, ritengo, neppure un suo… collega ), invitandolo ad occuparsi meno di cavilli e di… cazzilli e di più di una certa Lega che, col suo finto federalismo da pollaio, stava e sta meridionalizzando il Nord Italia col peggio del suo Sud ! Naturalmente il Cazzullo col c… che mi rispose : l’ ho rivisto l’ altra sera a Varese ( dove suicidarono Morselli ed inquisirono il ‘galileologo’ Fabio Minazzi, si ricorda ?… ), promuovere il suo ultimo pseudo-libro intitolato “L’ Italia di noantri-Come siamo diventati tutti meridionali”… . Mortacci sua !…

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