Al termine di una settimana che avremmo preferito non vivere, cedo lo spazio di questa rubrica a una delle figure più nobili e originali del pensiero cristiano del Novecento: Simone Weil (1909-1943). In una lettera del 1942 al domenicano Joseph-Marie Perrin, suo amico e padre spirituale (ora nel libro Attesa di Dio, Adelphi 2008), la mistica francese scrive:
«Mi fa paura il patriottismo della Chiesa che esiste negli ambienti cattolici. Per patriottismo intendo il sentimento che si accorda a una patria terrena. Ne ho paura perché temo di contrarlo per contagio. Non che la Chiesa mi appaia indegna di ispirarlo, eppure non voglio provare un simile sentimento...
Alcuni santi hanno approvato le Crociate, l’Inquisizione. Ebbene, non posso fare a meno di ritenere che abbiano avuto torto. Non posso ricusare la luce della coscienza. Se penso che io, così al di sotto di loro, su questo punto vedo con maggiore chiarezza, sono costretta ad ammettere che devono essere stati accecati da qualcosa di molto potente. Questo qualcosa è la Chiesa in quanto cosa sociale. Se questo qualcosa ha fatto del male a loro, quale male non arrecherebbe a me che sono così vulnerabile di fronte alle influenze sociali e infinitamente più debole?
Non si è mai detto né scritto nulla che sia andato lontano quanto le parole del diavolo al Cristo sui regni di questo mondo riferiteci da san Luca: "A te darò tutta questa potenza e la gloria che vi è connessa, perché essa è stata lasciata a me, a me e a ogni essere che io voglia renderne partecipe". Ne consegue che il sociale è irriducibilmente il dominio del diavolo...
Con "sociale" non intendo tutto ciò che si riferisce a una città, ma solo i sentimenti collettivi. È inevitabile che la Chiesa sia anche qualcosa di sociale, lo so bene, altrimenti non esisterebbe. Ma, in quanto è qualcosa di sociale, appartiene al Principe di questo mondo. Coloro che, come me, sono eccessivamente vulnerabili di fronte alle influenze sociali corrono un pericolo estremo proprio perché la Chiesa è un organo di conservazione e trasmissione della verità. In questo modo, infatti, ciò che vi è di più puro e ciò che più corrompe, essendo simili e confusi sotto le medesime parole, formano un miscuglio quasi indecomponibile».
Le turbolenze che la Chiesa sta oggi attraversando sono forse, almeno in parte, il prezzo di quel «miscuglio», di quella confusione coi regni di questo mondo che la cattolica Simone, con la sua «fede implicita», lucidamente denunciava tanti anni fa.
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Commenti
Giancarlo Gaeta 06/set/2009 18:20:35
Rodolfo Rossi 07/set/2009 09:20:18
Claudia. Anderlini 07/set/2009 13:40:37
ugo varnai 08/set/2009 14:09:55
johnny brescic 08/set/2009 22:41:17
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