30 agosto 2009 - 16:34
Tempi duri per le guide (non solo alpine)
Squilla il telefono alla Capanna Gnifetti, 3.647 metri di quota nel gruppo del Rosa, proprio sotto il ghiacciaio del Lys. All’altro capo del filo, una voce maschile dallo spiccato accento romano: «Pronto, rifuggio Gnifetti?». «Sì, dica». «Chiamo da Roma. Avèmo prenotato per 60 persone e arivàmo cor pullman. Volevo solo sapé se ce stà er parcheggio lì ar rifuggio». «Ma guardi...veramente siamo a 3.600 metri, c’è il ghiacciaio qua fuori». «Ah, mbe’...Allora me dica ’ndo sta er parcheggio più vicino che poi er resto lo fàmo a piedi».
Il mensile di montagna «Alp», che consacra l’ultimo numero all’alpinismo «pop», è una miniera di aneddoti gustosi, da far spanciare i professionisti della piccozza. Ma in un’estate come quella che sta per finire, c’è davvero ben poco da ridere. Perché ormai a rischiare la pelle e qualche volta a perderla, sulle Alpi, non sono soltanto i gitanti ferragostani, quelli in scarpe da trekking e k-way che cercano il parcheggio alla Gnifetti, che non sanno come si lega una corda o si mettono i ramponi al contrario, con le punte confitte nella suola. Sempre più spesso, a scivolare e precipitare sono arrampicatori consumati, gente del posto con anni di ascensioni alle spalle. Creste di ghiaccio che cedono, pareti che si sgretolano, massi di granito che si staccano.
Venerdì scorso il sindaco di Valtournenche, Domenico Chatillard, ha firmato un’ordinanza che vieta il Cervino agli alpinisti per il pericolo di frane, e il suo collega di Roma, Gianni Alemanno, già bardato per la salita, ha dovuto ripiegare su una vetta meno ambiziosa. Dal 20 agosto è chiusa la via italiana alle Grandes Jorasses, gruppo del Bianco: i giganteschi seracchi stanno per crollare.
E le guide, i «bergführer» come li chiamano (con termine un po’ inquietante) nelle valli di lingua tedesca? Purtroppo non c’è guida, non c’è esperienza che tenga, quando è la topografia, la struttura stessa della montagna che cambia sotto gli scarponi, si scioglie si sbriciola per il caldo, diventa instabile e traditrice, irriconoscibile perfino a chi ci è nato. E suona francamente un po’ beffardo l’articolo della Repubblica di ieri che invitava gli escursionisti a usare il Gps al posto della cartina. Sai che «figo» cadere in un crepaccio mentre si consulta il palmare... Di questi tempi, del resto, camminiamo alla cieca pure in pianura. Mancano i «segnavia», i punti di riferimento, le guide. Non «führer» o duci dei quali non sentiamo alcun bisogno, ma leader che ci aiutino a risalire senza mettere il piede in fallo. Nel mondo sconnesso e franoso del dopo-crisi, come sul Cervino o sul Bianco, le guide invecchiano presto, anche se si illudono di essere giovani per sempre.
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