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15/12/08

Quei vescovi banditi da Oxford

I bambini inglesi di oggi non sanno cosa sia un Bishop (vescovo), un Aisle (navata) o un’Abbey (abbazia), e se anche lo sanno si guardano bene dal dirlo per non turbare il vicino di banco musulmano o induista. Perciò Vineeta Gupta, responsabile per l’infanzia dell’Oxford University Press, ha deciso di sforbiciare questi e altri vocaboli obsoleti e politicamente scorretti dal nuovo Junior Dictionary: «La Gran Bretagna – si è giustificata – è una nazione multiculturale, ci sono tante fedi, e la gente non va più in Chiesa come una volta. Chi sa ancora cosa vuol dire Pentecoste?». E allora via altari, monasteri, suore, parrocchie, salmi, pulpiti e vicari e altre parole della tradizione cristiana e largo ai concetti più laici della società tecnologica come blog, broadband, MP3 player, voicemail, database, attachment. Certo, per ragazzi più adusi alle chatroom che ai confessionali, più bramosi di entrare in uno studio tv che in un convento, questa pulizia lessicale può apparire ragionevole. Ma a molti non piace. Per esempio al professor Alan Smithers della Buckingham University, che obietta: «Abbiamo una narrazione cristiana che ha formato la nostra identità per gli ultimi duemila anni. Perché buttarla via?».
Il mondo però è cambiato, e con esso l’ambiente naturale in cui crescono le nuove generazioni: sicché è inutile propinargli specie botaniche scomparse dalle città come il muschio, la felce, l’erica o il ranuncolo, o animali rari come il castoro, l’aragosta o il pellicano. Leviamoli dall’imbarazzo, espungendo le relative voci dal dizionario. E concentriamoci su cose ben più d’attualità come il vandalismo, il bungee-jumping, la dislessia e i prodotti biodegradabili. Dictionary
Stravaganze britanniche? Non del tutto. Anche il nostro Tullio de Mauro ha operato un’analoga scrematura nel suo Dib, Dizionario di Base della lingua italiana (Paravia): 7000 lemmi divisi in tre fasce a seconda della frequenza d’uso. Anche qui, non c’è traccia di parole come abbazia, vicario, navata, sermone, abside o tabernacolo, e abbondano sms, email, blog e chat. Non occorre sposare le tesi del professor Pera, che vorrebbe imporci l’arruolamento obbligatorio nelle Guardie Svizzere, per provare disagio di fronte a una purga linguistica che cancella ogni scoria di lessico religioso. Un lessico indispensabile se non per essere buoni cristiani, quanto meno per capire l’arte di Michelangelo e di Caravaggio. Quando saranno più grandicelli, questi bambini continueranno a non sapere cosa significa Navata o Pentecoste, ma conosceranno a menadito il turpiloquio della Talpa e di Bulli&Pupe e i più fortunati azzeccheranno la risposta vincente a Chi vuol essere milionario (purché non sia sul muschio o sull’erica). Chissà che non devolvano il ricavato a qualche abbazia. San Gerry, facci la grazia!

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Commenti

Eh sì, il mondo è cambiato, ma non abbastanza. Per esempio ci sono ancora troppi vescovi che vorrebbero infliggere al loro gregge innumerevoli pregiudizi e fobie, come quella per il lattice.
Perciò “Quei vescovi banditi” è un ottimo titolo.
Vero, abbiamo “una narrazione cristiana che ha formato la nostra identità”: gli scandali, le sedizioni, tutte le eresie e tutti gli scismi che si contano a centinaia, insomma le discordie infinite causate dai teologi superstiziosi e ignoranti, nonché dal potere temporale.
I loro lemmi prediletti: anatema, autodafé, censura, demonio e indemoniato, inquisizione, esorcismo, eresia ed eretico, interdetto, modernismo, rogo, sanbenito, scomunica, sillabo, spergiuro, strega, tortura, ecc. ecc..
Siamo sicuri della bontà del tempo che fu, imbevuti per educazione d'idee sull’immacolata concezione e altre tabe confessionali? E che tra le chatroom e i confessionali non esistono alternative e realtà meno stereotipate?
Certo, emendare Abbey e Aisle per pretesi motivi “multiculturali” è un’idiozia sprovvista di metodo.

Penso anche io che sia importante sapere cosa significano i termini vescovo e abbazia, tanto più in una società multiculturale dove è fondamentale capire la differenza tra un vescovo e un imam.
Non attribuirei agli estensori dei vocabolari la responsabilità dell'ignoranza diffusa.
Io, ateo e laicista, devo spesso spiegare cosa sono un vescovo e un cardinalea a persone che si professano cattoliche.

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  • Riccardo ChiabergeRiccardo Chiaberge

    "Il compito dell'uomo di cultura è più che mai quello di seminare dubbi, non di raccogliere certezze" (Norberto Bobbio)
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