Il vescovo si evolve, il genetista no
Altro che Motore immobile. Con buona pace di Aristotele, tutto scorre e si evolve, pure il Padreterno. In un libro che sta facendo discutere l’America,The Evolution of God (Little, Brown & Co.), il giornalista Robert Wright traccia una storia dell’idea di Dio, dagli idoli dei cacciatori-raccoglitori fino ai grandi monoteismi globali del mondo contemporaneo, e con ottimismo obamiano ci vede un progresso lento ma costante: «Via via che crescono le aspirazioni della società – sostiene – Dio finisce presto o tardi per mettersi al passo, attirando una porzione più estesa dell’umanità sotto la sua protezione, o quanto meno sotto la sua tolleranza». A evolversi, ovviamente, non è il Creatore ma il modo in cui la gente lo rappresenta. Ognuna delle fedi abramitiche è diventata per così dire adulta interagendo e confrontandosi con altre confessioni su scala mondiale. Quando il Dio del Levitico esorta «ama il tuo vicino come te stesso» intende per l’appunto i vicini di casa e di villaggio, non gli idolatri della città accanto: ma quanto meno l’invito abbraccia tutte le tribù di Israele, delineando uno spartiacque che «espande il cerchio della fratellanza». Se oggi quel cerchio ci appare troppo angusto, è perché si è allargata la nostra sensibilità. E l’inno che cantano i bambini americani alla Sunday School, «Jesus loves the Little Children» («Rossi e gialli, neri e bianchi / Sono preziosi ai Suoi occhi») esprime quello che ai nostri giorni è considerato il concetto cristiano di «amore globale». Ma come la mettiamo con al-Qaida, i talebani e i fondamentalisti evangelici? E il reato di immigrazione clandestina, è un segno di progresso morale o un modo poco cristiano di richiudere il cerchio? Abbiate pazienza, ci tranquillizza Wright, l’evoluzione non è finita, Dio deve ancora crescere un po’. E prima di lui, i suoi servitori o sedicenti tali.
L’altro giorno il vescovo Sergio Pagano, prefetto dell’archivio segreto vaticano, ha invitato la Chiesa alla prudenza e all’umiltà in materia di ricerca sulle staminali, per evitare un nuovo caso Galileo. Ma il genetista Bruno Dallapiccola, presidente dell’associazione cattolica Scienza & Vita, lo ha subito rimbeccato: «Monsignore è troppo pessimista, la posizione della Chiesa sta diventando vincente». Strano rovesciamento delle parti, dove lo scienziato si mostra più papista del vescovo (e forse del Papa stesso). Parafrasando il Cardinale Baronio, contemporaneo di Galileo, potremmo dire che le Scritture insegnano come Dio ha creato le staminali, non quali staminali ci possono guarire, né tanto meno quali sia giusto finanziare . Evidentemente Dio si evolve, i Dallapiccola no. © RIPRODUZIONE RISERVATA


